Il basilico:la pianta consacrata a S. Emidio
Emidio nacque, nell'anno 273, da nobile famiglia di Treviri, città del nord-ovest germanico, ai limiti dell 'Impero Romano. Aveva ormai 27 anni, quando, lui di famiglia pagana, a contatto, con i suoi coetanei cristiani, conosciuta la vera Fede, l'accolse con slancio e ricevette il battesimo. Per divina ispirazione poi, con tre suoi amici, Euplo, Germano e Valentino, sentì di dover partire per l'Italia. Messosi in cammino, valicate le Alpi, scese a Milano, ove s'incontrò col grande vescovo S. Materno che, dopo averlo conosciuto bene, lo istruì adeguatamente e l'ordinò sacerdote. Il giovane levita, allora, partì per Roma, ove allo spirito apostolico, associò sorprendenti prodigi. Fu accolto, con i suoi compagni, da S. Marcellino papa che, ritenutolo idoneo ad assumere le responsabilità episcopali, lo consacrò e destinò ad Ascoli, ove una comunità di cristiani ardeva dal desiderio di avere un Pastore. Ascoli, città antica, era stata distrutta da Pompeo Strabone. Ricostruita dal figlio Pompeo Magno, godeva poi di tanto prestigio da essere riconosciuta -come dicono gli storici -"Metropoli", da Ravenna a Reggio Calabria. Contava oltre ottantamila abitanti. Per la strada consolare)"Salaria", che la univa a Roma e al mare Adriatico, era un centro commerciale e militare famoso. Accolto con amore il desiderio del Pontefice, Emidio partì per Ascoli col drappello dei suoi compagni.
Sant'Emidio
Lungo il percorso però, fu informato che qui, per una ridestata persecuzione, non c'erano le migliori condizioni per poter svolgere la sua missione .Volse allora i suoi passi e le sue cure verso l' Abruzzo, conquistando alla Fede la città di Pitino e altre città. Tornata la quiete in Ascoli, vi si diresse. Al suo arrivo, fu una vera gioia per i martoriati cristiani. Il giovane Pastore allora, senza indugio, diede corso al suo lavoro con tanto fervore: predicava, istruiva, confortava i sofferenti, convertiva, battezzava, raggiungendo anche centri fuori di Ascoli; raggiunse infatti Fermo, ove, con una comunità di cristiani già esistente, aprì al culto del vero Dio un tempietto pagano. Dopo appena tre anni d'intenso e fruttuoso lavoro, confortato da prodigi, nel 303, quando ormai tanti pagani si erano convertiti e, tra questi, anche Polisia, la figlia del Prefetto della città, fu catturato dai persecutori, condannato a morte e decapitato nel luogo ove poi sorse il tempietto di "S. Emidio Rosso". Caduto a terra in un lago di sangue, il Martire - secondo la tradizione - raccolse il proprio capo, si eresse, ponendosi in cammino sino a raggiungere l'Oratorio delle Grotte, dove radunava i fedeli per le sacre funzioni; qui, si adagiò nel riposo eterno, Mani pietose poi lo composero in un rude sepolcro scavato nella roccia. Gli ascolani, successivamente, lo esumarono e portarono nella Cripta della Cattedrale, ove è particolarmente venerato come Protettore contro il flagello del terremoto.
Il tempio di S. Emidio alle Grotte
Sant'Emidio protettore di Ascoli Piceno
Il Concilio di Trento ha definito come verità di fede, la legittimità e l'utilità dell'invocazione dei Santi, e la Chiesa, nella sua liturgia, fa espressamente appello alla loro mediazione; possiamo quindi domandare ai Santi di ottenere dal Signore, per noi stessi e per il prossimo, grazie per l'anima e anche per il bene materiale, nella misura in cui questi beni sono necessari o utili per la salvezza dell ' anima. Dio vede i bisogni delle sue creature, e quindi potrebbe provvedere direttamente, ma la sua divina sapienza si compiace di comunicare i suoi doni attraverso intermediari. La storia dei Santi è piena di interventi straordinari di Dio, operati nel mondo visibile e fuori dell ' ordine della natura umana, per loro intercessione. Così stando le cose, è improprio dire: quel Santo mi ha fatto un miracolo. Ma, certamente, il Santo che abbiamo invocato, è stato nostro intercessore. Gli ascolani, specie nei momenti di dolorose circostanze, sempre son ricorsi a S. Emidio, come figli al proprio padre. E tale padre non li ha mai dimenticati. Li ha infatti costantemente soccorsi nei numerosi flagelli del terremoto, nelle guerre, nelle pestilenze e altre epidemie, come pure nelle siccità e nella fame.

Piazza del Popolo
Ascoli Piceno
Nei terremoti "Egli, già in vita, aveva dal Cielo il potere di disporre, a sua volontà, del terremoto che, quando entrava in qualche città, come a Pitino in Abruzzo, o in Ascoli, il terremoto si scatenava d'improvviso e faceva crollare i templi e le statue degli dèi. ..non le case; e, anche oggi queste, il Santo le prende in sua tutela" (Dalla Lett. past. "O Beate Emigdi" di Mons. Ambrogio Squintani). Sono gli storici a testimoniarlo, come in Ascoli e diocesi, benchè sia una zona a grave rischio, non si è mai dovuto piangere per gravi conseguenze del terremoto. Si parla infatti di movimenti tellurici disastrosi, quali quelli degli anni 1298, 1672, 1703: "Era tale lo smodato ondeggiamento delle pareti, dei pilastri, delle colonne, delle case e delle chiese che si osservarono le torri delle medesime agitarsi in così orribili piegamenti che di alcune... si aspettava indubitamente la rovina" (Tullio Lazzari). Altri tremendi terremoti vengono ricordati nei secoli XVIII e XIX, tutti di forte entità, rovinosi e disastrosi (si pensi alla prima distruzione di Reggio Calabria e di Casamicciola), città e paesi anche vicini in cui caddero magnifici templi, monumenti insigni e abitazioni, in cui molti furono i morti sotto montagne di macerie: Ascoli ne uscì sempre fuori solo con danni riparabili.

L'intercessione di S. Emidio
Potrebbero essere ricordati, in proposito, numerosi casi in tempi più recenti. Tra questi ne scegliamo uno. Il santo Patrono non ha tralasciato di lanciare, a protezione dei suoi figli nella fede, anche qualche messaggio di monito, ai nostri tempi, col terremoto. Ciò non si può negare, almeno per quanto accadde in Ascoli il 3 ottobre 1943, durante la seconda guerra mondiale. Si era nella fase della lotta delle milizie tedesche contro le brigate dei partigiani ascolani che lottavano per la liberazione del suolo italiano dagli invasori. Quel mattino, i tedeschi che avevano occupato la città, presero di mira i partigiani che avevano fissato le loro postazioni sul Colle S. Marco. Piazzati i cannoni a Porta Cartara, avevano l'intento di effettuare un tiro a tappeto contro il monte, per sbaragliare i patrioti. Al primo colpo di cannone, fece eco un forte boato cui seguì immediatamente una tremenda scossa di terremoto. I più sensibili dissero: "S. Emidio condanna questa guerra. Egli era germanico di nascita e quindi non vuole la morte dei suoi connazionali. E' ascolano, e non vuole sia sparso il sangue dei suoi figli nella Fede". I tedeschi "ne furono così terrorizzati che credettero il terreno minato da bombe inglesi e abbandonarono i cannoni". Sono parole della menzionata Lettera pastorale di Mons. Squintani.
Carlo Crivelli
"Annunciazione" , British Museum
(S. Emidio assiste all'anunciazione
tenendo nelle mani la città di Ascoli)
L'emerito Vescovo ascolano, che tanto si era adoperato ed era riuscito, con l'aiuto del Cielo, a far dichiarare il capoluogo Piceno "Città Ospedaliera", ne1953, in occasione del 33° cinquantenario del martirio di S. Emidio, dopo aver realizzato, per opera del prof. Pietro Gaudenzi, i mosaici commemorativi della Cripta della Cattedrale, scrisse la Lettera "O Beate Emigdi" . Le parole riferite, del citato documento, sono messe in bocca ad un professore che conduce i suoi alunni in visita alla tomba del S. Patrono, mentre illustra le preziose scene incastonate nelle pareti attorno. Nelle aggressioni barbariche Al tempo delle invasioni barbariche e precisamente nell' anno 409, il re dei Visigoti, Alarico, dopo avere invaso gran parte dell'ltalia e depredato, con le sue truppe, molte città, si accingeva a fare altrettanto in Ascoli. Giunse alle sue porte; quando diede il comando dell' assalto, si vide abbagliare da una sfolgorante visione: il santo vescovo Emidio era n davanti a lui e ai suoi soldati, affiancato dai compagni di martirio, in severo atteggiamento di difesa della porta e delle mura della città. Spaventato, l' aggressore cambiò parere: ordinò ai suoi d'indietreggiare in zona più sicura. Timorosi gli ascolani di dovere affrontare un secondo assalto, ma fiduciosi nel santo patrono e animati da inaspettato coraggio, decisero d'inseguire il nemico; raggiuntolo, diedero battaglia, sgominando i feroci barbari.
Ciò accadde in zona di San Filippo, presso un fosso che, proprio dal prodigioso evento, sembra abbia preso il nome di Gran Caso.

Il Duomo di S. Emidio
Ascoli Piceno
Nelle letali malattie epidemiche
La protezione del Santo, nel tempo, si è manifestata, per gli ascolani, in occasione di malattie epidemiche che conducevano a spaventose stragi. Nell'anno 566, un morbo pestifero, chiamato allora dell"'anguinaglia", perche la prima parte del corpo ad essere colpita era proprio l'inguine, dilagò anche nella città di Ascoli. "Si manifestava con uno sbadiglio o starnuto per condurre alla morte al terzo giorno". "Bastava -dice l' Appiani - che si toccasse la tomba del Santo, per uscirne guariti, o per esserne preservati". Il gesto è rimasto sino od oggi: si vedono ancora fedeli che devotamente toccano la tomba. Nel 1038, Corrado Il, il "Salico", imperatore d'Occidente, passando di qui con le sue truppe, vi portò il contagio della peste. L' orrenda malattia incominciò a menare stragi. Il vescovo di Ascoli, Bernardo I, fiducioso nell'intercessione del santo patrono, volle indire, allora, una processione penitenziale e propiziatoria con I' insigne reliquia del braccio del Santo. Vi parteciparono tanti fedeli, e la fede fu premiata: da quel giorno l'epidemia scomparve. Il tremendo male più tardi si ripete. Nel 1579, spopolò l'Italia. In Ascoli -dice Mons. Marcucci -, in soli dieci giorni, morirono 200 persone e, per lo più, giovani.

 

Si ricorse a S. Emidio con preghiere e processioni penitenziali e tutto scomparve. La stessa cosa avvenne quando in città, nel 1590, insorse un'infezione polmonare epidemica che compiva stragi. Nel 1743, proveniente da Messina, altra ondata di peste, raggiunse i confini di Ascoli, ma lì si arrestò in maniera prodigiosa. Nel 1805, fu un' epidemia di tifo, proveniente dalla Dalmazia, a raggiungere i confini di Ascoli, ma, anche questa volta, una mano celeste non permise che entrasse in territorio. Gli storici ascolani poi, nelle loro cronache, narrano numerosi casi d'interventi prodigiosi di S. Emidio, in tempi di siccità, di carestia e di fame. A conclusione di questa breve elencazione di prodigi operati dal patrono della Chiesa ascolana, è bene ricordare che se la Chiesa universale, sin dai tempi apostolici ha tributato ai Santi un culto religioso, è per noi sempre dovere seguire il suo spirito, anche per il motivo che abbiamo bisogno, più che mai, del loro aiuto e della loro intercessione.

Pietro Vannini
"S. Emidio", museo diocesano
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